Magalini-Padova, quei due no che cambiano la storia. Südtirol, un’estate fa. Pordenone-Vicenza, ora i playoff. Fresco, che spettacolo! Venezia, un minuto che cambia la stagione. Hellas, i capolavori a metà…

Le previsioni estive, si sa, valgono quello che valgono. Ma non c’era un addetto ai lavori che in estate non indicasse in Serie B Südtirol e Cosenza come probabili retrocesse. Le prime tre giornate sembravano confermare le cassandre del pallone scritto e raccontato. Biancorossi ultimi in classifica con zero punti fatti, un cambio di allenatore prima ancora che iniziasse la stagione, l’assurda insistenza del ds Paolo Bravo per Leandro Greco. Poi, la svolta, perché il campo a volte racconta un’altra verità: qualcuno in società ha fatto rinsavire Bravo, che si è convinto a seguire il consiglio di chi gli aveva suggerito di prendere Pierpaolo Bisoli. Il resto lo ha fatto l’acquisto a parametro zero dello svincolato Salvatore Masiello, uno che con la Serie B c’entra zero e che ha cambiato completamente il giudizio sul mercato estivo biancorosso. Bisoli a Bolzano ha trovato la sua dimensione perfetta, lo hanno lasciato lavorare e il suo credo difensivo, che ricorda molto quello di Ivan Javorcic, si è innestato in modo superbo all’interno del dna della squadra. A quel punto è iniziata una rincorsa incredibile, che ha portato Bolzano a riempire il Druso tutte le settimane, a triplicare il seguito di tifosi in pochi mesi, a insidiare il primato dell’hockey in città e a strizzare l’occhio persino alla Serie A. Non sappiamo se il Südtirol riuscirà a salire l’ultimo gradino: sarebbe un miracolo inimmaginabile. Probabilmente il Südtirol andrà ai playoff, ma non sarà facile per nessuno superarlo agli spareggi promozione.

Al minuto numero 91 di Ascoli -Venezia potrebbe esserci stata la svolta della stagione in laguna. Un gol di un difensore (Carboni), festeggiato con la convocazione in Under 21, permette a Paolo Vanoli di respirare un po’. In una giornata dove, però, hanno vinto in tante, a cominciare da Perugia e Cosenza. Il Cittadella è sparito di nuovo all’improvviso, a conferma che quest’anno evidentemente bisogna abbandonare i sogni di gloria e concentrarsi sull’essenziale. Il pomeriggio granata al Tombolato è stato nero come la pece, ben più plumbeo del sole marchigiano. Il Venezia è dovuto ripartire senza Mato Jajalo in regia, l’uomo della provvidenza che aveva fatto svoltare e che il destino ha tolto di mezzo con uno sgambetto d’altri tempi. Si è riaggiustato, può salvarsi con i gol di Pohjanpalo ma deve sperare che il Cheryshev faccia il Cheryshev, altrimenti sarà tutto più complicato. Vanoli ha deciso di lanciare un messaggio preciso al giocatore più talentuoso della rosa. “Così, caro Denis, non ci servi. Devi fare quello che sai fare”. Come risponderà il diretto interessato?

In Serie C apriamo con il trionfo del Catanzaro, che torna in Serie B dopo una cavalcata clamorosa. Cavalcata che ha portato la squadra a festeggiare con 10mila tifosi in trasferta. Perché parliamo di Catanzaro? Perché è un trionfo che parte da lontano. Parte da quella semifinale playoff persa al 95′ col Padova che sembrava aver fatto nascere la tentazione di resettare tutto. Lo si è fatto, ma solo in parte. Anzi, si è cambiato poco e soprattutto dietro la scrivania, dove l’arrivo di un dirigente scafato e capace come Giuseppe Magalini è stata la vera chiave del successo. Il dirigente veronese per due volte avrebbe dovuto andare al Padova e per due volte il trasferimento è sfumato. La prima volta fu lui a dire no ai biancoscudati preferendo il Vicenza, che poi portò in Serie B. La seconda volta stavolta fu il Padova a voltargli le spalle, forse ricordando quel rifiuto che non fu mai mandato giù da Alessandra Bianchi. Magalini è andato a Catanzaro, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.  Se mai ce ne fosse stato bisogno, ha fatto capire cosa significhi programmare in Serie C e spendere bene i soldi a disposizione. In B magari sarà un altro discorso e non sono state certo tutte e rose e fiori neppure per lui a Vicenza. E’ finita malissimo, ma oggi è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.

Dopo il Vicenza, si è liquefatto anche il Pordenone. Schiantato a Novara ed eliminato dalla corsa al primo posto, a meno di clamorosi stravolgimenti che in questo momento sembrano davvero poco probabili. Il cambio di allenatore non ha portato ad alcuna svolta, oggi l’unica sentenza possibile è che i Ramarri hanno seguito il Vicenza in un percorso lontano dalle ambizioni di inizio stagione. Il primo posto dista sei punti (sette con lo scontro diretto) e la realtà dice che bisogna pensare ai playoff. Il Pordenone, così come il Vicenza, ha la squadra per provare ad arrampicarsi in cielo, ma gli spareggi sono una roulette in cui tutto viene resettato e i nervi e la testa contano come e forse più della tecnica. Il Vicenza ha cambiato ancora allenatore, il segnale di un fallimento tecnico che coinvolge tutta la struttura. Le premesse erano ben altre, aver abdicato già a sei giornate dalla fine è un flop che fa rumore e che fa riflettere. Oggi rischia anche il ds Federico Balzaretti che, in caso di mancata promozione, sicuramente farebbe le valigie. Eppure, più che la costruzione della squadra, a me sembra che lasci a desiderare ancora una volta la gestione della quotidianità, con un continuo saliscendi di stati d’animo che di certo non ha fatto bene a nessuno. Più di qualcuno si è affrettato a smentire il possibile arrivo di Renzo Castagnini a fine stagione, ma secondo voi è plausibile che qualcuno confermi uno scenario simile mentre il Perugia lotta per evitare la retrocessione e il Vicenza annaspa alla ricerca di un appiglio promozione? Se volete conferme, oggi non è il momento. La traccia c’è, non  è detto che si realizzerà, ma fosse per Rinaldo Sagramola non ci sarebbero dubbi. Intanto in panchina dalla Primavera ecco Dan Thomassen, l’ennesimo azzardo dal cui esito dipenderanno i destini futuri biancorossi.

Ma ci vuole un capitolo a parte per la Virtus Verona. Quanto sta facendo Luigi Fresco è qualcosa di eccezionale. Nelle ultime 19 partite i rossoblù sarebbero primi, meglio persino della Feralpisalò capolista. Sono partiti malissimo, sembravano condannati alla retrocessione, ma Fresco è riuscito ancora una volta ad entrare nella testa dei suoi ragazzi e ha trasformato la squadra in una macchina da guerra. Oggi la Virtus Verona è sesta, un risultato clamoroso di cui nessuno parla e che invece va celebrato come merita. Casarotto ha capito la categoria con sei mesi di ritardo, ma oggi è un attaccante che lascia il segno anche in C. Lonardi è un centrocampista che ha testa, cuore e gamba, Faedo ha una crescita vertiginosa, Tronchin e Talarico sono due giovani che faranno strada. Complimenti sinceri, tutto questo non era scontato. Sta tornando anche il Padova, che sta rifiorendo con l’arrivo della Primavera. Abbiamo sempre detto che la rosa valeva il quinto/sesto posto e ci siamo davvero vicini. Tante cose lasciano perplessi di questa stagione, ma va detto che Vincenzo Torrente, se gli vengono dati i giusti ingredienti, sa produrre un piatto che ha il suo sapore e le sue peculiarità. Il Padova ha avuto diversi passaggi a vuoto, ma non vinci tre volte consecutive in trasferta se non hai valori. Non passi indenne sei partite con le big, senza mai perdere. I valori ci sono e il Padova può chiudere in bellezza, a patto che Torrente riesca a martellare i giocatori, che si sono svegliati proprio quando sono cominciate le voci di una possibile cessione di Oughourlian. Molte cose vanno definite per il prossimo futuro, a cominciare dal destino di Alessandra Bianchi e Massimiliano Mirabelli, senza dimenticare quello che accade ai vertici del club. Marino Molon è un’opzione che difficilmente si concretizzerà, Roberto Bonetto oggi ha dichiarato che il suo ritorno non si farà. Se rimarrà Oughourlian, siamo convinti che dovrà cambiare più di qualcosa, a cominciare dai rapporti con l’ambiente che lo circonda, non relativamente alla sua persona, ma fra la sua dirigenza e il mondo esterno. Infine il Trento: due sconfitte in quattro giorni non possono cambiare un giudizio complessivo di una striscia positiva, ma non bisogna mollare proprio sul più bello. Contro la Feralpisalò il calendario mette di fronte l’ostacolo più duro, altrimenti il terzo ko consecutivo significherebbe crisi improvvisa dopo tanti elogi. Pochi potevano prevederlo. La Triestina prosegue nella sua corsa alla salvezza con gli ottimi risultati da quando in panchina c’è Augusto Gentilini. Il pari col Vicenza è il segnale della continuità, alla fine i playout restano l’unico obiettivo possibile, magari scalando qualche posizione.

Postilla finale sulla A. L’Udinese strapazza il Milan, mette in vetrina tutta l’argenteria di famiglia (Silvestri, Beto, Samardzic, Ehizibue, Pereyra, Success), vince e non è lontana da un piazzamento europeo che sembra però difficile, considerato che la rivale più vicina è nientemeno che la Juventus penalizzata. Resta il Verona e l’abbiamo tenuto volutamente per ultimo. Perché i miracoli a metà non sono tali, perché la fiammata poderosa di gennaio non ha avuto il seguito sperato. Perché troppi errori sono stati commessi lungo il percorso, perché cinque punti dallo Spezia sono tanti, perché dopo il ko con la Sampdoria adesso qualcuno potrebbe inconsciamente mollare. Gli infortuni continuano a picchiare duro (Djuric è di nuovo ko, Ngonge è out, Faraoni è appena tornato), qualche scelta tattica non convince e la squadra sembra essersi fermata. Ora c’è la pausa. Basterà per riaccendere la fiammella della speranza? 

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