Sicilia, restano due “Forza Italia”: Micciché si tiene nome e simbolo, ma è sempre più isolato

Quale Forza Italia? È questa la domanda pendente in Sicilia da quando, la scorsa settimana, all’Assemblea regionale il partito si è spaccato in due gruppi: Forza Italia 1 e Forza Italia 2. Due gruppi distanziati da un numero, accettati dal presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, solo nell’attesa che si facesse chiarezza all’interno del partito di Berlusconi. Una settimana dopo, la novità è che il primo gruppo, che fa capo al presidente della regione siciliana, Renato Schifani, ha cambiato nome in “Forza Italia all’Ars“. Semplicemente “Forza Italia” sarà quello che invece fa capo a Gianfranco Micciché.

La frattura resta, dunque, e pendente resta la domanda su quale sia il partito di Berlusconi, soprattutto dopo che Micciché, responsabile degli azzurri in Sicilia, ha fatto pesare che è lui a detenere nome e simbolo di Fi nell’Isola. Una frattura dunque che non riesce ad essere sanata, nonostante le pressioni: “Micciché? Gli è stato offerto di tutto, non solo la vicepresidenza del Senato, davvero di tutto, ma oppone ancora rifiuto”, svela un componente della maggioranza. Un rifiuto che finora ha visto solo aggravare la posizione del forzista: il primo gruppo, quello cioè vicino al presidente della Regione, è composto da 9 consiglieri, il secondo solo da 4.

Il punto è che tra questi quattro c’è anche il penalista di Barcellona Pozzo di Gotto, Tommaso Calderone, che però è stato eletto anche alla Camera e opterà quasi sicuramente per quest’ultima, dove fa già parte della commissione giustizia. Se così fosse, la Forza Italia di Micciché perderebbe il numero minimo per formare il gruppo all’Ars. Le pressioni su Micciché intanto continuano: non a caso, l’ex presidente dell’Ars oggi non era in aula.

Proprio oggi che si votava per le commissioni: un voto che ha sancito la debolezza politica del coordinatore di Fi all’interno del centrodestra. La presidenza della commissione Bilancio è andata infatti al meloniano Dario Daidone, mentre Ignazio Abbate, della Nuova Democrazia cristiana di Totò Cuffaro, presiederà la commissione Affari istituzionali. Mentre i forzisti di Schifani incassano la presidenza della commissione Attività produttive, dove siederà Gaspare Vitrano. Resta, dunque, a bocca asciutta il gruppo di Micciché che era rimasto a secco pure per la formazione della giunta Schifani.

“Aveva accettato Giovanna Volo come assessora alla Salute, poi improvvisamente cos’è successo? È successo che è Micciché…”, racconta un veterano del centrodestra siciliano. Una versione diversa da quella fornita dal coordinatore di Fi, secondo il quale – come ha rivelato alla stampa – il nome di Volo gli sarebbe stato imposto da Schifani. Ricostruzioni e retroscena che non squarciano il dubbio: chi rappresenta il partito di Berlusconi in Sicilia? Micciché detiene nome e simbolo e potrebbe rispondere a un disegno del partito su scala nazionale, nello specifico l’ala Ronzulli, forse ancora indecisa sulla piena adesione al governo Meloni. Ma c’è chi nel centrodestra siciliano nega questa lettura: “Si muove da solo, senza una strategia”, racconta un suo detrattore. Di certo la seduta di oggi all’Ars registra un Micciché sempre più isolato. Almeno in Sicilia.

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