Rifiuti e veleni a Lamezia, l’ultima occasione per l’ex discarica Bagni

LAMEZIA TERME In un lungo reportage, poco più di tre anni fa, ci preoccupammo di capire in che termini, e fino a che punto, l’ex discarica Bagni di Lamezia Terme stesse condizionato il quadro ambientale di una vasta porzione di territorio che si estende dalla fine del centro abitato, fino a lambire il litorale tirrenico lametino. In quella circostanza sottolineammo come qui, da circa 20 anni, e dopo una lunga battaglia tra delibere comunali e regionali, finanziamenti e riaperture straordinarie mai avvenute, restasse ben poco della discarica, neanche il telone di contenimento.

L’ex discarica

Circondata da strade e arterie fondamentali che collegano il centro urbano di Lamezia ai territori limitrofi, il sito dell’ex discarica Bagni rappresenta tuttora un caso eloquente di doppia opportunità: da una parte il ripristino dei luoghi e la bonifica, dall’altra il tanto atteso rilancio del territorio. Anche perché l’ex discarica è al tempo stesso l’emblema dei fallimenti della classe politica che, proprio a Lamezia Terme, si riflette su tanti aspetti. Nonostante proprio la politica, nel corso degli ultimi anni, abbia cercato di rimediare agli errori del passato.

Ci ha provato su tutti il MoVimento 5 Stelle, azione rivendicata da un ex “eccellente” come il deputato D’Ippolito. «Raccogliamo – aveva detto a maggio di quest’anno – i frutti di una lunga battaglia, iniziata nel 2015 e portata avanti con gli attivisti dell’epoca a suon di denunce pubbliche, esposti alla magistratura, assemblee con i cittadini e costante attività di informazione, anche con la televisione tedesca ArteTV, che in un documentario sull’inquinamento nella nostra Calabria raccontò la nostra coraggiosa iniziativa». Poi c’è stato il lungo lavoro della III Commissione del Comune di Lamezia Terme, presieduta dall’attuale presidente del Consiglio comunale, Giancarlo Nicotera, fino all’approvazione del progetto a favore di un RTP (raggruppamento temporaneo di professionisti) composto da Hypro s.r.l. – I.G.&P. Ingegneri Guadagnuolo & Partners s.r.l.; Montana S.p.A. e 3IPROGETTI s.r.l..

Lamezia “terra dei fuochi”

Ma l’ex discarica Bagni è un luogo tanto significativo quanto simbolico, il segno più visibile di una ferita che ancora non è stata del tutto rimarginata e che, nel corso degli ultimi anni, ha portato il vessillo dell’inquinamento ambientale lametino. In un articolo di due anni fa esatti, firmato da Alessia Truzzolillo, si analizzavano le recentissime operazioni di polizia contro i reati ambientali e che avevano fatto luce sul presunto inquinamento. Proprio in località Bagni era stata individuata, nel 2019, «la filiera del recupero e dello smaltimento dei rifiuti, sversati sia all’interno della discarica abusiva di località Bagni, sia in un ulteriore sito individuato in località San Sidero a Lamezia Terme, prossimi ad alcuni corsi d’acqua che attraversano il Lametino». A fine luglio di due anni fa, il gup aveva poi condannato in abbreviato tutti gli imputati che avevano scelto il rito alternativo con pene dai 4 anni a un anno e 9 mesi di reclusione e multe fino a 42mila euro. Dalle indagini delle procure calabresi aveva preso le mosse anche la Dda di Milano che, con l’inchiesta “Feudo”, è arrivata a lambire anche il territorio lametino. Sono quattro i siti del Lametino citati nelle carte dell’inchiesta: innanzitutto quello della società Eco.lo.da a Gizzeria, quindi la “Cava Parisi” in località Caronte, la vicina “Cava Liparota” e l’impianto Eco Power, sempre a Lamezia.

Il problema inquinamento e la riqualificazione

Quello dell’inquinamento ambientale nell’intero territorio di Lamezia Terme è un problema serio e preoccupante. Prova ne è soprattutto l’inchiesta “Quarta chiave” nata nell’agosto 2019, a seguito di un vasto incendio di rifiuti, verificatosi il precedente 11 luglio nell’insediamento Rom di Contrada Scordovillo, tra i più vasti del Sud Italia. Per questi motivi risanare il territorio lametino è un obbligo, imboccando un percorso che porti al riequilibrio territoriale e ambientale. Ed è quello che nei prossimi anni potrebbe davvero avvenire nell’ex discarica Bagni, così come è previsto nel progetto esecutivo di “intervento di bonifica e risanamento ambientale” per un’area vasta oltre 110mila metri quadri (11 ha) per un costo complessivo di 9.665.948,33 euro.

Rifiuti e amianto: risanare Bagni

Si tratta di un intervento complesso e articolato, tenuto conto delle attuali condizioni in cui versa la vasta area. Il monitoraggio, infatti, ha già messo in evidenza diverse criticità, tra cui la presenza – oltre ad una folta vegetazione incontrollata – di rifiuti di diversa natura. Si va dai cumuli di materiale di demolizione alle carcasse di auto, ma anche plastica, vetri e idrocarburi pesanti C>12, rilevati a sud dell’ex discarica. Nel corso del sopralluogo, è stata osservata la presenza di alcune aree occupate da cumuli di materiali fuori terra e altri rifiuti. I tecnici incaricati hanno anche evidenziato la presenza di residui di demolizione, costituiti in larga parte da blocchi di calcestruzzo (anche armato) e piccoli (ma preoccupanti) frammenti di materiali potenzialmente contenenti amianto. Saranno dunque necessari una serie di interventi mirati e specifici che vi illustreremo in seguito e che serviranno per mettere in sicurezza il sito e (ri)dare forse credibilità alla politica lametina. (1. Continua)

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