Sole alla valle, sole alla cantina

Il vino da solo non basta più? Per i wine lovers del terzo Millennio forse è così. Senza nulla togliere alla forza attrattiva del liquore di Bacco e dei suoi profeti, pare che i millennials amanti del bere bene siano più esigenti di quanti li hanno preceduti e vadano solleticati e sollecitati con proposte insolite e/o inedite

In una cantina si può trovare del buon vino, ovviamente, e conoscere la cultura agricola ed enologica che c’è dietro la produzione di una bottiglia ma le esperienze da fare tra vigneti e bottaie sono in realtà molte più di quanto si pensi. «Il business di una cantina, infatti, non è solo e soltanto la vendita del vino – osserva Donatella Cinelli Colombini, presidente
dell’associazione Le Donne del Vino e coautrice de “Viaggio nell’Italia del Vino” (ed. Agra)- I suoi punti di forza risiedono anche nella cosiddetta “terapia del paesaggio”, nell’accoglienza, nella capacità di coinvolgere i visitatori in esperienze a 360°».

E quindi via libera alla costruzione di una proposta esperienziale da offrire ai visitatori: degustazioni, visite e laboratori di approfondimento sul mondo del vino, certo. Ma anche offerte che puntano a valorizzare aspetti diversi della vita nei vigneti: esperienze più active e sportive, come i percorsi di trekking o i giri in bicicletta; quelle più romantiche, come i pic-nic nel verde delle colline o al cospetto di un vulcano. O ancora, proposte culturali, orientate sul tema dell’arte contemporanea, sulle perfomance teatrali, su serate musicali. Cantine come luoghi ospitali, insomma, dove è bello fermarsi.

L’hanno capito i soci di Assovini Sicilia che hanno trasformato le loro cantine da impianti di produzione a poli attrattivi e di accoglienza di un turismo extra-urbano che entra in contatto con quel condensato di storia, emozioni e status rappresentato dal vino. Ed è per questo che nelle cantine storiche o emergenti, supertecnologiche o di design, tra lo Stretto di Messina e il Canale di Sicilia, oltre al vino c’è di più.

Lo conferma l’ultimo sondaggio dell’Associazione che registra la disponibilità delle cave isolane ad essere altro, oltre che luoghi di produzione. La quasi totalità degli associati dichiara di avere spazi dedicati alla degustazione dei propri vini. E questo ci sta. Ma la metà delle cantine, continua il sondaggio, prevede anche spazi per la ristorazione (spesso affidati a chef stellati o in odore di stella), una azienda su tre è diventata un elegante wine resort, vale a dire una location sciccosa che offre ai suoi ospiti coccole a mai finire accompagnate, naturalmente, da percorsi sensoriali unici di wine tasting e di “verticali”, tra barriccaie e tinaie preziose come caveau.

Non è tutto, ovviamente. I vigneron isolani (più della metà assicura il sondaggio) sono in grado di offrire un’esperienza a 360° agli enoturisti per i quali scegliere tra wine trekking e yoga, concerti e pic-nic tra i filari, corsi di cucina e vendemmie notturne è, spesso, imbarazzante.

«Il vino, simbolo di eccellenza del Made in Sicily, è un complesso fattore culturale – commenta Laurent Bernard de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia – e la nostra associazione intende valorizzare l’enoturismo siciliano declinato in una molteplicità di dimensioni che affiancano la produzione delle cantine associate. Il turismo enologico, quindi, diventa esperienziale, un veicolo per promuovere, oltre al vino di qualità, il territorio, le bellezze paesaggistiche e l’unicità del patrimonio storico-archeologico della nostra isola».

E così l’enoturismo siciliano si orienta verso una visione olistica basata su nuovi stili e valori, una wine experience che è anche well-being e che punta su fattori come arte, ambiente, cultura, identità territoriale, qualità e varietà gastronomica, tutela del paesaggio rurale.

Consapevoli della crescita del comparto, i soci di Assovini Sicilia hanno scommesso sul binomio turismo&vino e hanno contribuito con successo a trainare il brand Sicilia valorizzando il legame con il territorio. Sforzi, i loro, ripagati dall’alto indice di gradimento e dalla fidelizzazione di ospiti ed enoturisti: negli ultimi cinque anni, le aziende associate hanno registrato un incremento di presenze di oltre il 30%, con il 58% dei turisti stranieri a guidare l’incoming delle visite in cantina.

«I nostri associati hanno un duplice merito – continua Laurent Bernard de la Gatinais – quello di viaggiare nel mondo per far conoscere il brand Sicilia e quello di promuovere il territorio e la cultura siciliana attraverso la wine hospitality. Dietro ogni vino, infatti, c’è sempre una grande storia da scoprire».

La madre di tutti gli appuntamenti nelle cantine (non solo siciliane, per la verità) è – per chi se lo fosse dimenticato – Calici di Stelle che la notte del 10 agosto prevede l’apertura in notturna di luoghi del bere bene con tanto di accompagnamento di stelle cadenti. Ma sull’isola, naturalmente, c’è dell’altro.

Nel Siracusano, le Cantine Gulino propongono, per esempio, gli Aperivini in cantina, calici di vino abbinati ad assaggi tipici siciliani, preparati con prodotti locali e stagionali: «Un’alternativa – dicono gli organizzatori – al tradizionale aperitivo e ai classici cocktail, per coinvolgere in modo semplice e piacevole, i curiosi, gli appassionati e anche chi, con il vino e il mondo che vi ruota intorno, non ha particolare familiarità».

Dalla parte opposta dell’isola, a Mazara, risponde Assuli con le sue Assuli Experience, passeggiate fra i filari alla scoperta dei vitigni autoctoni coltivati in biologico, con particolare attenzione ai “vitigni reliquia” recuperati grazie ad un ambizioso progetto di micro vinificazioni. E, a seguire, visita della cantina con degustazione. Magari assistendo alla proiezione di un video multimediale immersivo che racconta le avventure di Orlando sullo sfondo degli ambienti della cantina e dei vigneti arricchiti da un ciclo di performance teatrali in realtà virtuale.

Sempre per rimanere in Sicilia Occidentale tocca a Cantine Pellegrino proporre un nuovo modo per raccontare e assaporare il vino. È la rassegna culturale ‘A Scurata, che si ripropone ogni anno nel Teatro a Mare sullo sfondo della storica Salina Genna: tutto si svolge, al tramonto, nello scenario magico e fantastico delle Saline di Marsala dove il vino diventa coprotagonista insieme ad arte e musica.

E Planeta? Una delle griffe siciliane più conosciute e amate dai wine lovers diversifica le sue proposte a seconda della dislocazione delle cantine. Arte contemporanea e musica, per esempio, negli spazi della Cantina Buonivini a Noto dove è stata allestita la mostra Àlma Venùs, dedicata a Venere, con le opere di Luca Cutrufelli, Ignazio Mortellaro, Giovanni Ozzola, Matilde Sambo, Lucia Veronesi e Lorenzo Vitturi.

Sempre in Casa Planeta, a Sciaranuova, sull’Etna, si tiene Sciaranuova Festival con spettacoli allestiti nel Teatro in Vigna, tra i vigneti e il vecchio palmento filologicamente restaurato e adibito a sala degustazione.

E ancora, nella tenuta di Passopisciaro si vede Ettore Majorana, opera site-specific dei Claire Fontaine, nata dalle suggestioni suscitate durante la residenza d’artista e che ha segnato l’inizio di un itinerario di opere d’arte all’aperto nelle tenute vitivinicole della maison.

Sempre al cospetto de la muntagna (l’Etna, qui, è rigorosamente di genere femminile) c’è chi, come la Cantina Pietradolce, riserva zone della cantina ad installazioni studiate proprio per questi spazi: qui sono quelle di Alfio Bonanno e Giorgio Vigna. Chi, come la Cantina Cottanera a Castiglione di Sicilia, allestisce mostre che si snodano tra bottaie e vigneti, all’interno del progetto artistico Cottanera Visioni. L’ultima è Embrasement di Ruben Brulat: suggestioni sonore, installazioni, incisioni, sculture, fotografie, video, che si allargano in un percorso tra pietre laviche, vigna e cantina. E chi, invece, come Cantine Murgo, propone raffinate rassegne di musica jazz.

Nella Riserva Naturale di Monte Genuardo a Sambuca di Sicilia (Ag) i Di Giovanna, una delle più antiche famiglie del vino in Sicilia, propongono cooking master class per preparare la pasta di casa. A Rosolini (Sr) La Giasira, invece, sceglie l’archeologia e propone visite a Cava Paradiso, un sito naturale e antropologico di grande suggestione, tra valli carsiche e tombe risalenti all’Età del Bronzo, mulini e chiese rupestri.

Con Emilio Sciacca a Linguaglossa (Ct), infine, si veleggia verso il tramonto con uno skipper d’eccezione, lo stesso produttore, che racconta in prima persona i suoi vini durante la navigazione.

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