Il virologo Crisanti è candidato del Pd, ma anche autore della perizia che potrebbe inguaiare i dem

AGI  –  Oltre che essere uno dei virologi ‘protagonisti’ della pandemia, il candidato del Pd Andrea Crisanti è anche l’autore di una perizia di novanta pagine, con altre diecimila di allegati, che potrebbe risultare decisiva negli esiti dell’inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione delle prime fasi del virus ed, eventualmente, indurre i pm a iscrivere nel registro degli indagati alcuni esponenti del Pd.

“Ma non ritengo ci sia alcuna inopportunità in questo senso nella mia scelta di candidarmi. La mia è una perizia solo tecnica, durante questi anni ho polemizzato spesso con qualsiasi partito. Non ho mai derogato né mai derogherò alla mia integrità e trasparenza” dice  il microbiologo all’AGI.

Lo studio, che ha richiesto un lavoro di un anno e mezzo, ha evidenziato, aveva spiegato Crisanti quando, nel gennaio scorso, è stato depositato in Procura, delle criticità sulla ‘zona rossa‘ in Val Seriana, sia sulla tempistica che sulle modalità”.

“La candidatura va oltre i disaccordi contingenti”

Una delle ipotesi dei magistrati guidati dal procuratore Antonio Chiappani è che la mancata ‘chiusura’ da parte del governo e della Regione Lombardia del territorio devastato dal Covid  abbia potuto aggravare il bilancio delle vittime. “L’attestato di stima da parte del Pd va al di là dei disaccordi contingenti e riconosce la mia integrità. Le valutazioni della scienza sono indipendenti dalla politica” aggiunge, spiegando che “Dio solo sa quanto ci sia bisogno del contributo di tecnici nel governo del Paese”.

La Procura di Bergamo chiuderà la sua lunga inchiesta in autunno, probabilmente dopo il voto. Tra i reati ipotizzati ci sono epidemia colposa e falso. Sul tavolo anche il tema del piano pandemico non aggiornato. 

La risposta a Bassetti  

Lo scienziato risponde anche al collega Matteo Bassetti che ha ipotizzato un collegamento tra la sua candidatura e la pensione imminente. “Veramente mi avevano chiesto anche 5 anni fa di candidarmi, prima della pandemia  – ribatte -. In ogni caso la pensione non è un limite per chi ha una reputazione scientifica internazionale come la mia, sia in Italia che all’estero. Non avrei problemi a lavorare in un’università inglese o americana”.    

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